Pubblicato: 21 Luglio 2020  -  Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2021

Cloud computing: cloud privato, cloud pubblico, cloud ibrido. A ciascuno il suo!

Cloud computing: cloud privato, cloud pubblico, cloud ibrido. A ciascuno il suo!

Per comprendere cos’è il cloud computing e qual è il valore reale che può portare oggi alle aziende è necessario analizzarne e capirne le “fondamenta” tecnologiche. Stando alla definizione di cloud computing “standard” (alla Wikipedia per intenderci), il termine indica un paradigma di erogazione di servizi – richiesti da un’azienda cliente – attraverso la rete Internet; servizi che consentono di utilizzare determinate risorse (storage, server, networking, database, trasmissione dati, applicazioni, intelligence, ecc.) preesistenti, configurabili e disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita.

Definizione e significato: cos’è il cloud computing

In realtà, il significato di cloud computing è molto più complesso e anche la sua definizione può avere una duplice accezione, tecnologica e commerciale.

Dalla prospettiva tecnologica, la definizione di cloud computing più idonea a delinearne i contorni è quella fornita dal NIST (National Institute for Standards and Technology) che lo descrive come un insieme di servizi ICT accessibili on-demand e in modalità self-service tramite tecnologie Internet, basati su risorse condivise, scalabili e misurabili, pagabili quindi in base al consumo e non al loro “possesso”.

Quest’ultimo punto ci porta alla definizione di cloud computing di natura più commerciale che lo inquadra come un nuovo paradigma di business grazie al quale l’accesso alle tecnologie per le aziende passa dall’acquisto delle soluzioni al pagamento di un canone di servizio per il loro utilizzo (logica pay-per-use, si pagano le risorse tecnologiche in base al loro reale utilizzo).

Da un punto di vista economico, per le aziende significa passare da spese in conto capitale (capex, CAPital EXpenditure), cioè l’ammontare dei flussi di cassa impiegati per acquistare e implementare immobilizzazioni operative (come edifici, terreni, impianti o attrezzature come quelli tecnologici), a spese operative (opex, OPerating EXpense), ossia spese necessarie per gestire un prodotto o un servizio (costi operativi e di gestione).

Il cloud computing, di fatto, elimina le spese di capitale associate all’acquisto di hardware e software, nonché alla configurazione, gestione e manutenzione dei Data Center aziendali che richiedono non solo risorse IT ma anche risorse elettriche (per l’alimentazione ed il raffreddamento), spese di sicurezza fisica per il controllo degli accessi, spese di facility management, ecc.

Le varie tipologie di cloud e i differenti modelli di servizio  

Per capire meglio cos’è il cloud computing, è importante analizzarne le sue differenti classificazioni che consentono di suddividere il paradigma tecnologico e di business in funzione delle varie tipologie di cloud, ossia dei modelli di implementazione (cloud pubblico, cloud privato, cloud ibrido), e dei differenti modelli di servizio disponibili (Iaas – Infrastructure as a service; Paas – Platform as a service; Saas – Software as a service).

Tipologie di cloud (modelli di implementazione):

  • cloud privato (o private cloud): il modello di private cloud implica che le risorse IT disponibili on-demand vengano sfruttate da un’unica azienda che tali risorse le possiede e le ha “in house” (cioè all’interno del proprio Data Center ma le eroga sotto forma di servizio ai propri utenti interni oppure verso clienti, partner, fornitori, ecc.), oppure “in hosting” all’interno del Data Center di un provider;
  • cloud pubblico (o public cloud): in questo caso le risorse IT sono di proprietà del service provider che eroga servizi IT alle imprese e agli utenti attraverso Internet sfruttando risorse condivise da più aziende/utenti;
  • cloud ibrido (o hybrid cloud): è la combinazione tra cloud privato e cloud pubblico; l’hybrid cloud implica la condivisione di risorse, dati e applicazioni tra ambienti IT differenti (pubblici o privati), alcuni dei quali “in house” nel Data Center aziendale ed altri invece di proprietà dei service provider.

SaaS, PaaS, IaaS
SaaS, PaaS e IaaS, il cloud computing classificato in base ai differenti modelli di servizio erogati

Tenendo conto dei differenti livelli tecnologici sui quali si sviluppano i sistemi e le architetture IT (infrastrutture hardware come server, storage, rete di connettività; piattaforme middleware come database e sistemi operativi; soluzioni software come le applicazioni di business e i gestionali), il cloud computing viene classificato in base ai differenti modelli di servizio erogati in:

  • Iaas – Infrastructure as a service: in questo caso il provider (sia esso un public cloud provider oppure l’azienda stessa che eroga i servizi in forma di provate cloud) offre ai clienti/utenti risorse infrastrutturali (ovvero server e macchine virtuali, risorse di archiviazione, reti e sistemi operativi) sulle quali installare e gestire autonomamente le proprie piattaforme e applicazioni;
  • Paas – Platform as a service: in questo caso il provider offre al cliente/utente piattaforme middleware ottimizzate e già preconfigurate solitamente per lo sviluppo, il testing e l’erogazione delle proprie applicazioni. Quando si parla di Paas, infatti, ci si riferisce a servizi di cloud computing che forniscono un ambiente su richiesta e accessibile facilmente via Web per lo sviluppo, il test, la distribuzione e la gestione di applicazioni software senza doversi preoccupare della configurazione o della gestione dell’infrastruttura tecnologica sottostante;
  • Saas – Software as a service: in questo caso il provider offre applicazioni “pronte all’uso” gestite su un’infrastruttura cloud senza che l’utente però se ne accorga; in altre parole, i provider di servizi cloud Saas ospitano e gestiscono le applicazioni software e l’infrastruttura tecnologica sottostante (comprese attività di manutenzione, gli aggiornamenti software, l’applicazione di patch di protezione, ecc.) mentre gli utenti utilizzano la soluzione applicativa, sempre aggiornata, accedendovi in modo molto semplice via Web.   

I principali vantaggi del cloud computing

Il tema del cloud computing non è nuovo, tuttavia è solo nell’ultimo decennio – o poco più – che le aziende hanno davvero iniziato a valutarlo come una nuova opportunità per fruire delle tecnologie ICT in modo diverso e con qualche vantaggio in più rispetto ai modelli tradizionali di acquisto/accesso/erogazione/distribuzione delle tecnologie.

Il cloud computing, di fatto, consente alle aziende di avere servizi tecnologici sempre aggiornati pagando solo per il reale utilizzo che ciascuno deve farne (soprattutto per quanto riguarda il public cloud).

Volendo riassumere i principali vantaggi del cloud computing, questi quelli più evidenti che attirano non solo le grandi aziende ma anche le PMI:

  • agilità, scalabilità e flessibilità: il cloud computing permette di ridimensionare le risorse IT in modo molto agile, veloce ed elastico. I servizi cloud vengono erogati in modalità self-service e on-demand (su richiesta), quindi consentono la massima flessibilità e scalabilità (da intendersi non solo con l’aumento rapido delle risorse quando necessario, ma anche la loro diminuzione quando non più indispensabili);
  • produttività aumentata e time-to-market ridotto: la configurazione delle risorse di un Data Center, nonché le attività di aggiornamento, manutenzione, messa in sicurezza, ecc. richiedono un impegno ingente, sia in termini di tempo sia in termini di risorse da dedicare (risorse economiche ma anche competenze e tempo delle persone), tutti aspetti che il public cloud può ridurre (in alcuni casi persino eliminare) consentendo al personale IT di dedicarsi ad attività più vicine al core business supportando quindi l’azienda in attività più vicine ad esigenze di produttività, reddittività, competitività e time-to-market;
  • controllo dei costi: il passaggio da costi di capitale a costi operativi consente alle aziende di avere un maggior controllo generale sui costi riducendo o eliminando alcune voci di spesa solitamente molto corpose come quelle legate alla gestione e manutenzione delle infrastrutture. Inoltre, poter accedere alle risorse IT su richiesta e pagando solo ciò che davvero si utilizza, permette di evitare sovra-allocazioni di risorse per gestire picchi o imprevisti (cosa quasi obbligata per i sistemi IT tradizionali che venivano sempre sovra-dimensionati), pratica che indice moltissimo sul conto economico di un’azienda e che con il cloud si azzera;
  • sicurezza e affidabilità: inizialmente vista come una barriera, oggi la sicurezza è invece un driver nella scelta verso il cloud computing; le aziende hanno compreso che i livelli di sicurezza e affidabilità forniti dai public cloud provider sono più elevati di quelli che si possono avere all’interno dei propri Data Center. Superate anche le barriere legate alla compliance normativa: oggi la maggioranza dei cloud provider che eroga servizi alle imprese è in grado di assicurare l’aderenza alle più stringenti regole normative in vigore.
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