Pubblicato: 18 Marzo 2022  -  Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2022

Cloud Migration: perché conviene e come eseguirla

Cloud Migration: perché conviene e come eseguirla

La Cloud Migration è un processo che può rivelarsi davvero utile a tutte le aziende che vogliono mantenersi operative in qualsiasi contesto, riducendo i rischi di inattività e accedendo alle risorse anche se ci si trova distanti dall’ufficio.
Un esempio dell’importanza di questo fenomeno l’abbiamo potuto osservare durante la pandemia di Covid-19, quando il lavoro da remoto si è dimostrato fondamentale e necessario per moltissime realtà.

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Come funziona, quindi, il passaggio alla nuvola? Quali sono i principali vantaggi?
Scopri tutti i dettagli in questo articolo!

Cos’è la Cloud Migration

La Cloud Migration è una soluzione che permette di appoggiarsi al Cloud Computing, ossia l’insieme di servizi ICT accessibili on-demand e in modalità self-service grazie a tecnologie Internet.

Con la nuvola si può disporre di numerosi servizi che consentono di conservare e salvare file in un database remoto, anziché affidarsi a un disco rigido o a dispositivi di archiviazione locale.
Un grosso vantaggio per le aziende che in questo modo non necessitano più che un utente si trovi fisicamente in un luogo specifico per accedere a dati e programmi software.

Ecco perché la Cloud Migration ha avuto un grosso boom nei mesi di pandemia Covid-19, rivelandosi la risorsa ideale in un periodo in cui quasi ogni azienda si è cimentata nello smart working ed è stato necessario mantenere Business Continuity pur non lavorando in ufficio.

Eventi che nel 2020 hanno portato il Cloud Computing ad avere in Italia una crescita del + 21%, dando un grosso contributo alle imprese in un anno difficile e ricco di cambiamenti.

Tutti i tipi di Cloud

Prima di capire come funziona la Cloud Migration, è importante sapere che esistono diversi tipi di Cloud Computing, classificati in base ai modelli di implementazione del Cloud e ai differenti modelli di servizio disponibili.

Ecco quali sono le tipologie di Cloud in base ai modelli di implementazione:

  • Cloud privato o private Cloud: le risorse IT disponibili on-demand vengono sfruttate da un’unica azienda che possiede tali risorse in house – quindi all’interno del proprio Data Center ma erogate sotto forma di servizio agli utenti interni, i clienti, i partner e i fornitori – oppure in hosting all’interno del Data Center di un provider.
  • Cloud pubblico o public Cloud: le risorse IT sono di proprietà del service provider che eroga servizi IT alle imprese e agli utenti attraverso Internet, sfruttando risorse condivise da più aziende o utenti.
  • Cloud ibrido o hybrid Cloud: è la combinazione tra Cloud privato e Cloud pubblico e implica la condivisione di risorse, dati e applicazioni tra ambienti IT differenti – pubblici o privati – che possono essere in house nel Data Center aziendale o di proprietà dei service provider.

Considerando invece i i differenti modelli di servizi erogati, il Cloud computing viene classificato in:

  • Iaas – Infrastructure as a service: il provider offre agli utenti risorse infrastrutturali – come server e macchine virtuali, risorse di archiviazione, reti e sistemi operativi – sulle quali installare e gestire autonomamente le proprie piattaforme e applicazioni.
  • Paas – Platform as a service: il provider offre agli utenti piattaforme middleware ottimizzate e già preconfigurate, fornendo un ambiente su richiesta e facilmente accessibile.
  • Saas – Software as a service: il provider offre applicazioni pronte all’uso e gestite su un’infrastruttura Cloud. L’utente può poi usare la soluzione applicativa, sempre aggiornata, accedendovi in modo molto semplice via Web.

I vantaggi della Cloud Migration

In un’epoca dove la trasformazione digitale è protagonista, è importante che un’azienda abbia gli strumenti adeguati per affrontarla e supportarla.
Ecco perché il Cloud è la giusta soluzione per affrontare le nuove sfide IT e beneficiare di un ambiente innovativo e conveniente per quanto riguarda la sicurezza, le performance e i costi.

I principali vantaggi di migrare sul Cloud, infatti, sono:

  • Scalabilità: si può passare con facilità tra i diversi piani forniti e si possono scegliere in qualsiasi momento la potenza di calcolo e la quantità di memoria di cui si ha bisogno.
  • Velocità: si può ottenere ciò di cui si ha bisogno in tempo reale, evitando la pianificazione di grandi quantità di risorse e rispondendo rapidamente a nuove opportunità di business.
  • Produttività: ci si può dedicare maggiormente agli obiettivi aziendali poiché è necessario un minore controllo rispetto a quanto accadeva con i sistemi di gestione dei dati in locale.
  • Prestazioni: i servizi di Cloud sono eseguiti su hardware innovativi e di ultima generazione.
  • Accessibilità: l’accesso all’ambiente Cloud è garantito da qualsiasi dispositivo, aumentando così l’efficienza e la quantità di servizi forniti ai consumatori.
  • Costo: oltre a far risparmiare su hardware e software, il Cloud consente di ottimizzare spesa capitale e spesa operativa sul lungo termine e permette una maggiore libertà finanziaria offrendo servizi in abbonamento.

Quali sono i rischi?

Quando si opta per la Cloud Migration, bisogna tenere in considerazione che il processo non è semplice come l’hosting di carichi di lavoro su un server nuovo presente nel Cloud.
Al contrario i passaggi necessari sono numerosi e complessi e c’è bisogno di una buona coordinazione perché tutto avvenga con successo.

L’ideale è quindi procedere per fasi, in modo da potere tempestivamente rintracciare i problemi evitando debug importanti.
Si deve prestare molta attenzione al team coinvolto, perché una disorganizzazione tra i ruoli o una strategia poco coesa tra i reparti possono provocare danni e intoppi.

Inoltre bisogna controllare con cura le spese, perché sottovalutare i costi – per esempio della gestione dei dati o dell’uscita dal Cloud – potrebbe poi richiedere un aumento sostanziale e indesiderato del budget.
È vero che una piattaforma Cloud è in genere più economica di un’opzione locale, ma si deve avere consapevolezza di tutti gli elementi che poi effettivamente rientreranno nella fattura.

Infine è importante calcolare il tempo che la migrazione può richiedere, aumentando il più possibile le automazioni per tenere tutto sotto controllo e riducendo così gli sforzi del personale e il coinvolgimento delle operazioni.

Non esiste un unico ambiente Cloud, ma ne esistono diverse categorie in base ai modelli implementati e ai servizi erogati.

Come eseguire la Cloud Migration

Per eseguire una Cloud Migration e cominciare a sfruttare tutte le funzionalità della nuvola, esistono diverse procedure che si possono seguire.

È quindi opportuno valutare l’opzione più conveniente dal punto di vista strategico e maggiormente in linea con gli obiettivi aziendali.
Bisogna inoltre capire quali sono le tecnologie a disposizione, il livello di competenza all’interno dell’azienda e il budget a disposizione.

Gli elementi da considerare sono tanti e solitamente la scelta richiede del tempo perché è una decisione che influenzerà l’intero business a lungo termine.
A volte, però, la scelta è più immediata, perché il Cloud può rivelarsi una necessità per reagire a situazioni di emergenza. Ne è un esempio concreto il boom dell’uso della nuvola durante la Pandemia di Covid-19, dove le imprese, spinte dagli eventi, hanno eseguito una Cloud Migration veloce e quasi improvvisata.

Le 7 strategie

Una volta che si è deciso di eseguire la Cloud Migration e si è capito quale ambiente Cloud è il più idoneo per i propri obiettivi, esistono sette metodi con cui procedere.

Analizziamoli nel dettaglio:

  1. Lift & Shift (o rehosting): consente di migrare un’applicazione verso un nuovo ambiente Cloud infrastrutturale (IaaS) nel suo stato effettivo, mantenendo invariata la componente software e senza bisogno di modificare i codici. È un metodo veloce ma costoso e poco flessibile.
  2. Replatforming: consente di migrare un’applicazione verso un nuovo e diverso ambiente di esecuzione nel Cloud (PaaS) dopo che è stato eseguito un processo di ottimizzazione. È necessario intervenire con degli upgrade sul system software, il source code dell’applicazione e il framework di sviluppo, mentre l’architettura logica rimane invariata.
  3. Refactoring: prevede la riscrittura – parziale o totale – e la riprogettazione Cloud-ready dell’applicazione prima che possa migrare in un ambiente Cloud (IaaS o PaaS).
    L’architettura logica e il source code necessitano consistenti modifiche.
    È la procedura più drastica e lunga da eseguire, ma garantisce la possibilità di usufruire di un software interamente utilizzabile via Cloud.
  4. Repurchasing: consente di dismettere un’applicazione per sostituirla con un nuovo servizio Cloud-based. Non avviene quindi una vera e propria Cloud Migration di un’applicazione preesistente, ma si introduce un nuovo servizio SaaS.
  5. Revising: consiste di modificare o estendere il codice di sviluppo con cui modernizzare gli ambienti legacy. Si può così beneficiare al meglio dell’infrastruttura del Cloud provider, contando su una scelta preparatoria al refactoring o al rehosting.
  6. Rebuilding: consente di ricostruire un’applicazione riscrivendone il codice e attuando una revisione architetturale. In questo modo il team IT può accedere a template per creare rapidamente nuove funzionalità, semplificando i processi di sviluppo.
  7. Replacing: si opta per un modello Pay per Use assicurando maggiore flessibilità e un migliore adattamento delle funzionalità dei software strategici alle proprie esigenze.

Pianificare una Cloud Migration: alcune best practice

Dopo aver visto i vantaggi e i rischi di una Cloud Migration, arriviamo ora alle linee guida utili per eseguire una migrazione fluida che ben si sposi con la normale operatività delle attività aziendali.

  • Sicurezza: la sicurezza deve essere una priorità e si consiglia una gestione multilivello che tenga conto dei dati, delle reti, dei processi, delle applicazioni e dei servizi.
  • Personale: è importante contare su persone qualificate – coinvolgendo il più possibile i reparti – per rivedere i processi e le attività quotidiane.
  • Risoluzione problemi: con la migrazione si possono risolvere i problemi dell’infrastruttura senza troppi sforzi, evitando di portarsi nel Cloud i problemi dell’on-premise.
  • Servizi: si deve prestare attenzione alla scelta dei servizi di contorno che gestiscono, monitorano e ottimizzano i processi e i carichi di lavoro.
  • Tecnologie: le aziende devono sapere accogliere le numerose funzionalità innovative che le piattaforme Cloud offrono.
  • Obiettivi: bisogna definire gli obiettivi di business relativi alle performance, ai livelli di servizio e all’efficienza.

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