Pubblicato: 2 Agosto 2021  -  Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2021

Cloud native: cos’è e quali sono tutti i vantaggi

Cloud native: cos’è e quali sono tutti i vantaggi

Il Cloud native è un approccio che si è dimostrato assolutamente necessario in un mondo dominato dalla digitalizzazione e dallo sviluppo software.

Ricca di opportunità, si propone come una tecnologia moderna ed efficiente, valida per ogni tipo di Cloud.

Di cosa si tratta? Quali sono i vantaggi?

Vediamo ogni dettaglio in questo articolo.

Cosa significa Cloud native?

Il Cloud native è una combinazione di tecnologie che rende più veloci ed efficienti i modelli operativi basati sul Cloud.
Crea sistemi resilienti e monitorabili per sviluppare e distribuire applicativi di qualità su qualsiasi ambiente Cloud, che sia pubblico, privato o ibrido.

Permette alle aziende di configurare e migliorare delle applicazioni responsive ed è la soluzione ideale per porre le applicazioni software al centro di una strategia di business.
Inoltre include un approccio DevOps collaborativo, prevede l’uso dei container per facilitare lo sviluppo applicativo, comprende un’architettura modulare e dispone di API che collegano tutto il sistema in modo facile e sicuro.

Il Cloud native rappresenta quindi una nuova opportunità di sviluppo e si sta piano piano affermando come l’approccio di progettazione principale.

Tutti i vantaggi di questa tecnologia

I vantaggi che il Cloud native offre sono numerosi.

Il principale è la flessibilità: ogni servizio viene eseguito a prescindere dall’ambiente in cui si trova, i programmatori godono di ampie libertà e i contenitori di microservizi sono estremamente portatili.
In questo modo si possono per esempio avviare o arrestare delle istanze in un contenitore e apportare modifiche al codice dei singoli microservizi senza impattare l’intero software.

Le applicazioni di un Cloud native sono anche molto scalabili, rappresentando un grosso risparmio economico per le aziende che non devono così investire in costanti aggiornamenti dell’hardware.
I singoli servizi, infatti, non sono vincolati a un sistema operativo specifico e non si è in alcun modo legati a un singolo particolare fornitore: le applicazioni possono essere eseguite su qualsiasi tipo di piattaforma, scegliendo l’opzione migliore per rapporto qualità-prezzo.

Un altro beneficio importante è la possibilità di disporrenell’immediato di aggiornamenti e modifiche, riuscendo a rispondere con tempestività alle nuove esigenze dei clienti e del mercato.
In più gli errori umani di funzionamento e configurazione sono ridotti al minimo grazie all’elevata automazione di soluzioni di orchestrazione come Kubernetes.

Infine il Cloud native e il Cloud computing in generale permettono di accedere al sistema da qualunque luogo ci si trovi e in qualunque momento, sfruttando applicazioni eseguite su piattaforme agili basate su contenitori.

Con un approccio Cloud native è possibile creare applicazioni scalabili e responsive.

Come creare una applicazione Cloud native

Il modo migliore per creare una applicazione Cloud nativa, è seguire un percorso articolato in 8 passaggi.

Ecco quali sono:

  1. Trasformare la cultura e le pratiche di DevOps: con il DevOps si possono creare applicazioni più velocemente e con risultati migliori. Per questo le aziende devono adottare un approccio integrato e collaborativo basato su determinati principi, non limitandosi ad adottare semplicemente nuovi strumenti e tecnologie.
  2. Velocizzare le applicazioni esistenti: si deve dare velocità alle architetture software monolitiche esistenti, integrandole con quelle Cloud native.
  3. Sfruttare i servizi applicativi: per ottenere dei benefici, i componenti riutilizzabili di una applicazione devono essere ottimizzati e integrati nell’infrastruttura Cloud sottostante.
  4. Scegliere gli strumenti adatti: ogni tecnologia necessita di framework, approcci allo sviluppo software e linguaggi diversi tra loro, per questo i container devono poter supportare i framework, i linguaggi e le architetture di cui si ha bisogno, aggiornandosi costantemente.
  5. Disporre di un’infrastruttura self-service: gli sviluppatori devono potere accedere all’infrastruttura in ogni momento, assicurando però visibilità e controllo al personale incaricato.
  6. Automatizzare il sistema: automatizzando il sistema in ogni suo componente, anche gradualmente, si accelera il rilascio delle applicazioni Cloud native.
  7. Prevedere tecniche di consegna continua: grazie a una collaborazione tra team impegnati su attività diverse tra loro, si può migliorare il processo di consegna del software e garantire rilasci rapidi e frequenti.
  8. Evolvere verso un’architettura modulare: creando le applicazioni prima come monoliti e passando dopo a un’architettura a microservizi, si migliora l’agilità e la scalabilità delle applicazioni.

Cloud nativevs. approccio tradizionale

Cosa distingue un approccio Cloud native da quello tradizionale? Quali sono i pro e contro delle due soluzioni?

Facciamo un confronto in questa tabella.

APPROCCIO CLOUD NATIVEAPPROCCIO TRADIZIONALE
Prevedibile:
la resilienza è massimizzata grazie a comportamenti prevedibili che aderiscono a un framework preimpostato.
Inoltre l’infrastruttura automatizzata basata sui container indica come il software
deve essere sviluppato.
Imprevedibile:
ogni applicazione è architettata e sviluppata in modo unico e non si può quindi beneficiare dei vantaggi di una piattaforma Cloud native. La creazione delle applicazioni richiede più tempo e gli interventi di miglioramento sono rilasciati in batch di grandi dimensioni e poco frequenti.
Astrazione del sistema operativo:
gli sviluppatori possono astrarre le dipendenze dell’infrastruttura sottostante.
Il team si può concentrare sullo sviluppo software, invece che sulla configurazione, l’applicazione delle patch e il mantenimento dei sistemi operativi.
Dipendente dal sistema operativo:
gli sviluppatori creano strette dipendenze tra le applicazioni e il sistema operativo, l’hardware, lo storage e i backing service.
Queste
dipendenze rendono complessa e rischiosa la migrazione e la scalabilità dell’applicazione nella nuova infrastruttura.
Giusta capacità:
il provisioning e la configurazione dell’infrastruttura sono automatizzati, riuscendo ad allocare e riallocare dinamicamente le risorse al momento della distribuzione in base alle esigenze dell’applicazione.
La gestione del ciclo di vita delle applicazioni è ottimizzata, migliorando la scalabilità, il ripristino dai guasti, l’utilizzo delle risorse e la loro orchestrazione.
Capacità sovradimensionata:
l’infrastruttura è dedicata e personalizzata per un’applicazione, ritardandone la distribuzione.
Il sistema è spesso progettato per soddisfare stime di capacità minime
ed è difficile scalare oltre i limiti di progettazione.
Collaborativo:
facilita il DevOps, migliorando la collaborazione tra il team di sviluppo e quello operativo per accelerare e facilitare il trasferimento in produzione del codice finito.
Gestito localmente:
le priorità organizzative hanno la precedenza sul valore del cliente, con conseguente conflitto interno e consegna lenta e compromessa.
Consegna continua:
i singoli aggiornamenti software sono rilasciati appena sono pronti. Il ciclo di feedback è quindi più veloce e si può rispondere in modo più efficace alle esigenze dei clienti.
Sviluppo a cascata:
i software vengono rilasciati periodicamente, in genere a intervalli di settimane o mesi, nonostante molti componenti siano pronti molto prima. Le funzionalità che i clienti desiderano o necessitano non sono disponibili con tempestività e l’azienda perde l’opportunità di dimostrarsi competitiva, acquisire nuovi clienti e aumentare i ricavi.
Indipendente:
l’architettura dei microservizi scompone le applicazioni in servizi piccoli e indipendenti. Questi servizi sono gestiti da team di sviluppo più piccoli e indipendenti e rendono possibili aggiornamenti frequenti e il ridimensionamento e riavvio senza influire sugli altri servizi.
Dipendente:
diversi servizi sono raggruppati
in un unico pacchetto di distribuzione, causando dipendenze non necessarie tra i servizi e portando a una perdita di agilità durante lo sviluppo e la distribuzione.
Scalabilità automatizzata:
l’automazione dell’infrastruttura su larga scala elimina i tempi di inattività dovuti all’errore umano, applicando in modo coerente lo stesso set di regole su distribuzioni di qualsiasi dimensione.
Scalabilità manuale:
degli operatori umani creano e gestiscono manualmente le configurazioni di server, rete e storage. Su larga scala gli operatori sono lenti a diagnosticare correttamente i problemi e non riescono a implementare correttamente le soluzioni a causa del livello di complessità.
Recovery rapido:
la virtualizzazione è dinamica e ad alta densità.
L’orchestrazione gestisce dinamicamente il posizionamento dei contenitori in un cluster per fornire scalabilità il ripristino o riavvio in caso di guasto dell’applicazione o dell’infrastruttura.
Recovery lento:
le macchine virtuali sono una base più lenta e meno efficiente per le applicazioni basate su microservizi, a causa dell’avvio è più lento e del sovraccarico del sistema operativo per ogni macchina virtuale.