Pubblicato: 22 Settembre 2021  -  Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2021

Container informatica: cosa sono e a cosa servono

Container informatica: cosa sono e a cosa servono

I container sono una risorsa molto utile e vantaggiosa che nasce dalla virtualizzazione server e che offre alle aziende un approccio totalmente nuovo per lavorare in ambito IT.

Come funzionano? Perché conviene alle aziende?

Leggi quest’articolo per scoprire tutti i dettagli!

Cos’è un container?

Un container è un ambiente software dove sono isolati processi e applicazioni, in modo da virtualizzare solo lo spazio utente e non l’intero hardware.

I container nascono quindi dalla virtualizzazione e sono un’ottima soluzione per evitare di usare un’intera macchina dando vita a un contesto di esecuzione limitato, veloce, facile da usare e con un alto livello di astrazione.
Possono essere definiti come una sorta di server virtualizzato a livello operativo e hanno la caratteristica di risultare estremamente portatili e di essere modificabili con semplici mosse in base alla necessità.

Sfruttando un approccio basato sui container, si crea un ambiente facilmente trasferibile che esegue le applicazioni in sicurezza senza preoccuparsi dell’ambiente esterno.
Il software risulta indipendente dall’hardware e tutto ciò che supporta l’ambiente non è virtuale ma reale e condiviso fra tutti i container in esecuzione.

Come creare un ambiente isolato

Ciò che contraddistingue un container è l’essere un ambiente di esecuzione delle applicazioni personalizzato e isolato dal resto del mondo.

Per crearne uno la prima cosa da fare è selezionare le cartelle contenenti i file che potrebbero servire alle applicazioni da eseguire e indicare loro un determinato percorso.
In questo modo si crea un contesto e lo si può fare anche con delle cartelle vuote.
I file presenti nella cartelle saranno poi accessibili liberamente e potranno essere gestiti in autonomia nel nuovo container.

L’ambiente di esecuzione risulta così incredibilmente personalizzato, adatto a contesti applicativi specifici e alle applicazioni contenute all’interno.
Questo concetto è molto utile per implementare un’architettura a microservizi, dove sono presenti tanti piccoli e diversi ambienti di esecuzione destinati ad applicazioni differenti.
Una tecnica usata per diversi modelli di sviluppo software.

I punti chiave per creare un container, quindi, comprendono due fasi:

  1. Nella prima fase si prepara e personalizza l’ambiente di esecuzione. Si predispone l’ambiente di lavoro creando le immagini desiderate che pongono le basi per l’applicazione da eseguire.
  2. Nella seconda fase il container viene avviato grazie alle immagini precedentemente configurate. In caso vengano apportate delle modificate in ambiente runtime, queste influiranno solo sul container e non sulle immagini usate.

I container sono ambienti isolati per una esecuzione personalizzata e semplificata delle applicazioni.

Container informatica: tutti i vantaggi

Adottare i container è una soluzione davvero preziosa per un’azienda, che può contare così su diversi vantaggi.

Ecco i principali:

  • grande autonomia
  • disporre di numerosi container sul proprio dispositivo per avere a disposizione un ambiente di test o di deploy adatto a ogni singola applicazione da sviluppare
  • rapidità di avvio
  • eseguire sui propri device le virtual machine
  • sviluppo indipendente di un’infrastruttura a strati con interazioni facili e dirette tra i differenti livelli
  • eseguire applicazioni su diversi host grazie alla portabilità e alla consistenza del formato
  • facile gestione dei cicli di rilascio delle applicazioni
  • componibilità di tutti i sistemi applicativi, in particolare quelli open source
  • possibilità di programmare test giornalieri a costi contenuti
  • meno spese negli ambienti di sviluppo
  • maggiore sicurezza nello sviluppo del software
  • possibilità di svolgere facilmente interventi di manutenzione
  • migliore distribuzione delle applicazioni

Container vs. macchine virtuali

Come è già stato anticipato, i container nascono dalla virtualizzazione ma container e macchine virtuali restano due concetti separati.
Quali sono le differenze?

Partendo dalla definizione, i container sono delle istanze runtime di immagini software, ovvero di pacchetti autonomi ed eseguibili in cui è presente tutto il necessario per eseguire il software.
Virtualizzano solo lo spazio utente e creano ambienti isolati l’uno dall’altro.
Le macchine virtuali, invece, sono software che virtualizzano interamente la struttura fisica, eseguendo le applicazioni e comportandosi come un computer fisico.

Che caratteristiche presentano, quindi, nello specifico?

Innanzitutto con le macchine virtuali si possono eseguire ambienti con sistemi operativi diversi su uno stesso hardware; cosa non possibile con i container che invece condividono alla base lo stesso sistema operativo.
Inoltre i container hanno in comune il kernel, ossia il nucelo del sistema operativo, ed è quindi difficile ritenerli entità a sé stanti tra loro.

La containerizzazione, però, può essere considerata come una versione migliore e più innovativa della virtualizzazione, perché offre un deployment semplificato inserendo le applicazioni in singoli componenti distribuibili e configurabili con una sola linea di comando.
Astraendo solo il sistema operativo e non l’intera macchina, la disponibilità è più veloce di una macchina virtuale e suddividendo le risorse in microservizi il controllo risulta più agile ed efficace.

Le macchine virtuali richiedono investimenti più alti e si attivano più lentamente sfruttando numerose risorse.
Rivelandosi una scelta meno idonea rispetto ai container in situazioni in cui il carico di elaborazione è imprevedibile ed estremamente variabile.