Pubblicato: 13 Maggio 2019  -  Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2021

Cos’è il cloud computing nel 2019?

Cos’è il cloud computing nel 2019?

L’importante è fare attenzione alle proprie esigenze

Con il termine cloud computing si intende la fornitura di svariati servizi attraverso Internet, inclusi strumenti, server, database, reti e software ed applicazioni utili per archiviare dati. Anziché conservare i file su un disco rigido o su un dispositivo di archiviazione locale, lo storage basato su cloud consente di salvarli su un database remoto. Finché un dispositivo elettronico ha accesso al web, ha accesso ai dati e ai programmi software per eseguirlo: l’utente non è tenuto a trovarsi in un luogo specifico per accedervi, consentendogli così di lavorare ovunque senza problemi.

Esistono varie tipologie di cloud: generalmente si distingue tra servizi privati e servizi pubblici. Quelli pubblici forniscono i loro servizi su Internet a pagamento, mentre quelli privati, d’altra parte, forniscono solo servizi a un certo numero di persone. Esiste anche un’opzione ibrida, che combina elementi di entrambi i servizi pubblici e privati. Indipendentemente dal tipo di servizio, vengono fornite agli utenti una serie di funzioni tra cui: e-mail, archiviazione, backup e recupero dei dati, creazione e test delle app, analizzare i dati, streaming audio e video, fornitura di software su richiesta

Le “classiche” tipologie di cloud

Nel mondo dell’IT si è soliti distinguere tre principali modelli di servizi cloud più un “nuovo arrivato”.

Il primo modello è tale anche per distinzione cronologica: stiamo parlando del SaaS, Software as a Service: si tratta di software forniti all’utente tramite l’acquisizione di una licenza che consente l’utilizzo su una piattaforma online (ne è un esempio la Google Suite).

Il secondo tipo di cloud è l’IaaS, Infrastructure as a Service, il quale porta tutta l’infrastruttura composta da server fisici e sistemi di storage su un datacenter remoto gestito tramite virtualizzazione: solitamente ci si affida ad un’azienda esterna (e.g. VMware). In questo caso, quindi, è possibile amministrare tutti i propri dati senza dover comprare tutto l’hardware necessario che sarebbe servito in caso di gestione da locale.

La più recente PaaS, Platform as a Service, utilizza piattaforme (e.g. Google Cloud SQL) come servizi, invece di installare un software che funzioni da database relazionale. La differenza con lo IaaS sta nel fatto che, qui, tutto viaggia su piattaforma di servizi.

Infine, è possibile fare un piccolo discorso riguardo il FaaS, Function as a service, che porta alla quasi totale dematerializzazione anche della piattaforma stessa. Si parla infatti delle strutture serverless che non hanno bisogno né della gestione dei server né della piattaforma: tutto ruota attorno alla funzione piuttosto che all’applicazione. Viene fornita ai clienti una piattaforma per lo sviluppo, l’esecuzione e la gestione delle applicazioni e per questo è spesso utilizzato la costruzione di microservizi.

Quali sono gli elementi essenziali su cui porre l’attenzione

Spesso, per la ricerca di un’offerta giusta circa il servizio di cloud, molto aziende si affidano a terzi. Non è facile trovare una soluzione che possa portare ad un’efficienza totale e che possa includere tempi ridotti e scalabilità delle risorse. Di seguito vengono elencate alcune delle caratteristiche determinanti che devono essere ricercate in ogni offerta che vi verrà sottoposta:

  • Un buon sistema cloud deve garantire l’accesso in maniera automatica alle risorse messe a disposizione, senza che ci sia bisogno di assistenza. È quindi fondamentale poter interagire con il servizio nel modo più semplice possibile
  • Possibilità di un servizio multipiattaforma che funzioni sulla maggior parte dei dispositivi
  • È necessario poter contare su un’elevata elasticità in riferimento alla gestione delle risorse in base alle necessità del momento

Certamente tutto ciò che bisogna fare prima di approcciarsi ad una soluzione cloud è verificare che il sistema proposto possa rispondere in maniera fluente e dettagliata alle esigenze richieste: potrebbe perciò non essere utile la dinamicità delle risorse perché si necessita di un ambiente cloud oppure si potrebbe non avere il bisogno di un auto-provisioning.

Per una cloud migration efficace serve…

Per sostenere appieno la crescita e la diversificazione dell’impresa serve una trasformazione digitale che, oltre ad utilizzare le tecnologie più moderne, sia improntata sulla massimizzazione dell’efficienza. Da ciò derivano non pochi benefici: innovazione e decision making più facili, provisioning rapido delle risorse, costi certi ed incremento dei margini, utilizzo dinamico delle risorse IT, conformità alle normative, possibilità di espandersi in nuovi mercati.

Occorre pianificare la migrazione al Cloud in modo da non incorrere in interruzioni delle attività, e per fare ciò esistono delle procedure sperimentate e provate che permettono di stimare in modo quasi perfetto i tempi ed i costi della migrazione.

Spesso si utilizza l’indicatore KPI (Key Performance Indicator) che tiene conto della user experience, della performance delle applicazioni e dell’efficienza dell’infrastruttura e valuta le operazioni più adatte per completare il passaggio alla nuova tecnologia.

Poi, l’azienda deve decidere se passare tutto in un’unica volta su cloud o se farlo piano piano: l’attuazione del “componente per componente” oggi non è più difficile da realizzare grazie a degli strumenti chiamati Service Map, ossia una rappresentazione grafica delle risorse del data center e delle connessioni tra i vari componenti. Perciò, è possibile avere una visione più chiara dei singoli elementi (server, porte, architetture, servizi, etc.) in modo da capire come e quale strada percorrere.

Se ci si affida alle “persone giuste”, in genere, si può usufruire di guide circa la semplificazione per il trasferimento da locale a cloud e di guide che seguono il personale IT durante la migrazione (in questo caso efficace esempio è quello di Azure che appartiene a Microsoft).

Detto ciò è possibile definire tre principali linee guida per una cloud migration priva di intoppi:

  1. Considerare la sicurezza una priorità         
  2. Considerare le persone un elemento chiave del cambiamento   
  3. Evitare di trasferire nel Cloud i problemi dell’on premise

Aspetto finanziario

Vi è una grande differenza tra il sistema di cloud computing e quello di gestione locale circa il modello di spesa. Infatti, il sistema on-premise considera le spese in conto capitale (CapEx) e il sistema on cloud le considera nella spesa operativa (OpEx). Certamente il passaggio da una logica all’altra non è proprio facilissimo: per questo esistono strumenti adatti per il controllo e il cambiamento delle funzioni aziendali. Ne sono un esempio il TCO Calculator di Azure di Microsoft con il quale è possibile stimare i risparmi che si potrebbero avere in seguito alla cloud migration.

Cosa ci aspetta nel futuro?

Al giorno d’oggi si parla di commoditizzazione dell’IT: tale termine è infatti divenuto mainstream nell’era digitale. Il problema è che nessuno vuole fare i conti con la tecnologia necessaria. I nuovi servizi offerti possono rappresentare una svolta per una PMI, ma anche per una grande impresa per la quale, però, bisogna fare un discorso a parte con riferimento alla velocità ed alla agilità di integrazione con i processi esistenti.

Allora si pensa ad una tecnologia bi-modale/ibrida dove coesistano sia piattaforme basate sul cloud sia sistemi on-premises: a tale fine risultano utili alcune soluzioni che permettono al cliente di fruire di un approccio di virtualizzazione senza dover sostituire tutte le piattaforme esistenti o senza la necessità di doversi vincolare ad un unico gestore cloud, il quale potrebbe essere incapace di rispondere a tutte le esigenze dell’impresa.

Riassumendo, per passare dall’infrastruttura ai servizi e poter meglio sfruttare l’agilità che il cloud offre, è necessario integrare applicazioni e sistemi locali, esistenti e futuri, in maniera semplice e senza rallentare la trasformazione digitale: l’IaaS deve essere la base di partenza e sulla quale si possano poi costruire servizi di business.

Compensare o sostituire le infrastrutture esistenti e on-premise con servizi di Cloud computing per ridurre il costo operativo è solo un’aspettativa semplicistica.

Conclusioni

Il cloud computing è sì un servizio abbastanza nuovo, ma viene utilizzato da grandi e piccole imprese, da enti governativi e dai singoli consumatori. I motivi di ciò sono da attribuire al risparmio sui costi, all’aumento della produttività, alla velocità ed all’efficienza, alle prestazioni ed alla sicurezza.

Rispetto a qualche anno fa, sicuramente, la cloud migration non è più un salto nel buio poiché esistono vari tools e best practice da seguire in modo da rendere semplice ogni fase del processo di implementazione senza andare a nuocere su costi e sui tempi.