Pubblicato: 13 Gennaio 2022  -  Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2021

Identity Management: cos’è e alcune utili best practice

Identity Management: cos’è e alcune utili best practice

L’Identity Management è una pratica chiave per consolidare la sicurezza in un’azienda ed è importante per regolare e autenticare gli accessi degli utenti al Cloud e alle reti.
Gestire le identità è infatti uno dei primi passi da compiere per difendersi dalle violazioni e avere la certezza di lavorare in un ambiente che sia il più protetto possibile.

Nel dettaglio, quindi, cosa si intende per Identity Management? Quali sono le tecniche migliori per metterla in pratica?
Facciamo un’analisi in questo articolo.

Identity Management: una definizione

L’Identity Management, chiamato anche Identity Access Management (IAM), è una tecnica che prevede l’implementazione di politiche utili a regolamentare le identità e gli accessi degli utenti a una rete.
Uno dei principali problemi di oggi, infatti, è che non è più possibile individuare solo dei semplici utenti standard, ma bisogna fare fronte a diverse e differenti identità che coesistono in un’organizzazione.

Con l’IAM si può gestire il ciclo di vita end-to-end di queste identità, regolamentando l’accesso a reti, sistemi e dati sia nel Cloud che nei data center.
È il gestore delle identità a concedere gli accessi e le autorizzazioni e ci si può affidare a delle strategie di zero trust per determinare le identità degli utenti.
In più è possibile monitorare gli utenti, generare utili report sulle attività svolte e applicare delle policy per assicurare la compliance.

Ma non solo: grazie all’Identity Management si possono cogliere e sfruttare nuove opportunità di business gestendo in maniera consapevole gli accessi mobile e social.

Riassumendo, quindi, possiamo definire l’IAM l’insieme delle infrastrutture e dei processi aziendali che consentono di creare, mantenere e utilizzare delle identità digitali perfettamente legali e sfruttabili in contesti privati, pubblici, aziendali o altro.
Uno strumento prezioso in ottica di Cyber Security, capace d prevenire pericolose violazioni e di tutelare la privacy di reti e sistemi.

Quali sono le funzioni principali?

La funzione chiave dell’Identity Management è verificare le identità degli utenti e controllare i diritti di accesso collegati a un determinato sistema.

Entrando nel dettaglio, una delle principali funzioni dell’IAM è la governance delle identità: consente di gestire il provisioning e deprovisioning degli utenti e permette modificare le autorizzazioni di profili ad alto rischio fornendo l’intelligence delle identità.
È inoltre utile per avviare un onboarding delle applicazioni rapido e funzionale, offrendo agli utenti la possibilità di disporre di autorizzazioni, identità e ruoli associati con flessibilità.
Anche i processi di compliance sono più veloci e le policy relative alla segregazione dei compiti sono costantemente corrette.

Con la gestione degli accessi, invece, è possibile integrare nel Cloud e nei sistemi on-premise le identità, offrendo il Single Sign-On (SSO) e l’autenticazione a più fattori (MFA).
Le aziende possono così monitorare l’accesso alle piattaforme di cui dispongono e supportare una migrazione nel Cloud: le policy applicate a un determinato utente rimarranno invariate e lo seguiranno a prescindere dal dispositivo utilizzato.
Si può perciò parlare di autenticazione adattiva, che riduce i rischi e incrementa i requisiti di accesso.

Grazie all’Identity Management, quindi, gli amministratori possono regolare totalmente, per ogni singolo utente, l’accesso alle reti e ai sistemi.
Gestendone identità, ciclo di vita e diritti di accesso.

Grazie all’Identity Management si possono gestire gli accessi integrando processi di autenticazione come il Single Sign-On (SSO).

IAM: altre funzionalità e vantaggi

Quali sono le altre funzionalità di cui può beneficiare chi sceglie l’Identity Access Management? A quali vantaggi si va incontro?

Ecco un’analisi:

  • Directory: servizi che gestiscono e sincronizzano credenziali centralizzate e sicure.
  • Provisioning: si creano e assegnano nuovi account utente.
  • Analytics delle identità: grazie a tecniche di Machine Learning si rilevano attività anomale o sospette delle identità.
  • Single Sign-On (SSO): ogni utente può rendere più sicura la propria password abilitando password più complesse con cui accedere a diversi software usando un unico account.
  • Autenticazione a più fattori (MFA): si integrano controlli di autenticazione secondari utili a verificare l’identità dell’utente e ridurre il rischio di una violazione delle credenziali.
  • Autenticazione basata sul rischio: si sfruttano particolari algoritmi per calcolare e prevedere i rischi delle azioni dell’utente, bloccando e segnalando le attività a rischio elevato.
  • Governance IT: profilazione dettagliata degli utenti che consente di determinare le identità e gli accessi sulla base di informazioni funzionali e contestuali.

Identity Management: ecco le best practice

Il primo passo per applicare l’IAM in maniera efficace, è fare in modo che tutti i reparti e dipartimenti coinvolti collaborino tra di loro allineandosi a strategie e soluzioni comuni.

È importante automatizzare alcuni processi di gestione delle identità, ma per certe situazioni di emergenza è meglio prevedere flussi di lavoro e controlli manuali.

Poi bisogna implementare automazioni che consentono il recupero delle password, affidandosi per esempio a sistemi di autenticazione a due fattori come le one-time password (OTP), che non sovraccaricano l’help desk aziendale.
Per far fronte a numerosissimi accessi su sistemi diversi in un’unica rete si devono gestire le identità federate appoggiandosi a partner affidabili per condividere ID digitali.
In questo modo gli utenti possono usare le stesse credenziali per accedere a reti e applicazioni differenti ospitate in una organizzazione condivisa con i propri partner.

Tra le best practice si consiglia di provvedere a provisionig e deprovisioning dinamici in grado di rimuovere le utenze con efficacia per evitare buchi di vulnerabilità.
Anche la crittografia può giocare un ruolo importante nel memorizzare le credenziali in maniera sicura.
E può essere utile integrare l’Identity Management con i sistemi mobile, sfruttando tecniche come la geolocalizzazione per ottenere un’autenticazione ancora più certa.

Inoltre non è da sottovalutare la preparazione dei dipendenti: avere un team, tecnico e non, formato e costantemente aggiornato sulla Cyber Security e la sicurezza in generale è fondamentale per tutelare un’azienda e tutti i suoi sistemi.
Ogni lavoratore deve essere al corrente delle politiche di gestione degli accessi e deve conoscere i comportamenti da seguire per non incorrere in rischi o minacce.

Infine bisogna periodicamente eseguire test e verifiche per individuare eventuali malfunzionamenti o errori.