Pubblicato: 18 Febbraio 2022  -  Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2022

Sicurezza dei dati: strategie e best practice

Sicurezza dei dati: strategie e best practice

La sicurezza dei dati ha oggi un valore di mercato di circa 1,3 miliardi di euro: così dicono le stime dell’Osservatorio Information Security & Privacy 2020 del Politecnico di Milano.
Un valore in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente che indica quanta attenzione le imprese italiane danno alla sicurezza informatica e alla tutela dei dati.

Parallelamente, però, anche i cyber crime sono in continuo aumento e gli attacchi che vanno a buon fine non accennano ad arrestarsi.
Come far fronte a queste minacce?

La soluzione è delineare un piano di sicurezza realmente completo ed efficace, adottando alcune best practice e affidandosi a svariate tecnologie.
Facciamo una panoramica in questo articolo.

Cos’è la sicurezza dei dati?

Provvedere alla sicurezza dei dati della propria attività significa proteggere i dati e le informazioni sensibili da ogni tipo di rischio o minaccia.
I rischi ai quali sono esposti i dati aziendali sono legati essenzialmente all’azione umana e rimandano a due specifiche tipologie di minacce: quelle intenzionali – provenienti dall’interno dell’azienda (da ex dipendenti, dipendenti particolarmente scontenti o mossi da intenzioni malevole) oppure dall’esterno – e quelle involontarie, cioè dettate da distrazione o inesperienza.

Proteggere il sistema informativo dell’azienda da tali minacce, quindi, significa impedire l’accesso non autorizzato ai suoi dati, impedire la loro manomissione, il loro utilizzo fraudolento e il furto.

Come farlo?
È necessario delineare una strategia basata su regolari analisi e valutazioni dei rischi, con l’obiettivo di individuare tutti i potenziali pericoli per i dati e i sistemi informativi dell’azienda.
Esaminando ogni tipo di pericolo, sia digitale che fisico.

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La prima cosa da fare è identificare i beni materiali dell’azienda, i suoi beni immateriali (i dati e le informazioni), le risorse umane e le risorse tecnologiche.
Per ognuno di questi si analizzano quindi le vulnerabilità e, per ciascuna vulnerabilità, si evidenziano le possibili minacce.

Contro ogni minaccia si studiano le soluzioni e le contromisure più idonee considerando il miglior rapporto costo/benefici e dopo l’implementazione si predispone un test di collaudo per valutarne affidabilità ed efficacia.
Insieme all’audit di sicurezza – oppure in alternanza – può essere utile eseguire anche un penetration test, ossia una valutazione della sicurezza del sistema informatico che opera all’esterno della rete, simulando un vero e proprio attacco hacker.

L’importanza del proteggere i dati

Ma perché, oggi, è così importante proteggere i dati?

I dati possono offrire una panoramica completa dell’andamento di un’azienda, aiutando a prevedere scenari futuri e giocando un ruolo chiave per attuare scelte strategiche consapevoli.
Forniscono infatti informazioni reali e concrete relative ai risultati di business, alle preferenze dei consumatori, all’operato dei competitor, allo stato di macchinari o infrastrutture e molto altro.

È chiaro, quindi, che i dati – ormai chiamati Big Data – sono una risorsa più che preziosa – tanto da essere definiti il nuovo petrolio della nostra epoca.
Nello specifico è utile proteggerli perché:

  • I dati sono la risorsa più preziosa: quasi ogni business genera enormi quantità di dati, delineando strategie e prendendo delle decisioni guidate dalle informazioni ricavate proprio dai dati iniziali.
    I dati sono quindi il motore delle moderne tecnologie – dal Machine Learning all’Intelligenza Artificiale – e sono alla base di tutto ciò che è smart.
  • Gli attacchi informatici sono sempre più numerosi: lo sviluppo di Internet e la diffusione delle nuove tecnologie hanno parallelamente dato vita al Cyber Crime, dando alla luce un incredibile numero di pericoli legati alla rete.
  • Danni economici: perdere i dati significa anche perdere tempo per recuperarli, ricrearli e ripristinare il sistema. Quando a essere sottratto è un progetto considerato parte della proprietà intellettuale, poi, il danno è incalcolabile.
  • Meno opportunità di business: quando si è vittima di un attacco e si perdono i dati, l’attività aziendale si interrompe, paralizzando la produttività e impedendo lo sviluppo verso nuovi obiettivi.
  • Danni di immagine: perdere i dati di un cliente significa rompere definitivamente il rapporto di fiducia instaurato, recando d’anno all’azienda e alla reputazione che il business ha costruito nel tempo.

Per la sicurezza dei dati è importante fare una valutazione dei rischi e un’analisi delle vulnerabilità.

Sicurezza dei dati: il ruolo del GDPR

Cosa dice la legge in merito alla sicurezza dei dati?

Ad aiutare le aziende nella tutela e difesa dei dati, ci sono diverse norme e leggi in materia.
Il riferimento normativo principale è il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati: il GDPR si impegna a proteggere le persone fisiche salvaguardando i dati personali e disciplinandone la libera circolazione.

Ogni dato deve sempre essere trattato rispettando i principi di liceità, correttezza e trasparenza e sottoposto a un trattamento automatizzato regolamentato con finalità determinate, esplicite e legittime.
La raccolta, l’uso e l’analisi dei dati personali, inoltre, sono consentiti solo se il diretto interessato dà un esplicito consenso e solo se è necessario per eseguire un contratto, adempiere a un obbligo legale, tutelare l’interessato o eseguire un compito di pubblico o legittimo interesse.

Parlando di Big Data, invece, i dati vengono spesso trattati con scopi definiti solo in termini generali e le finalità non vengono, in realtà, individuate all’inizio.
Anche lo schema classico in base al quale il dato viene ottenuto direttamente dall’interessato dopo il suo consenso al trattamento, va a scontrarsi con il fenomeno dell’acquisizione massiva di dati personali tramite le app e il loro sistema di permessi.

Eppure proprio il GDPR rappresenta uno strumento capace di indicare la direzione anche al settore dei Big Data, poiché rappresenta il corpo di norme più completo e moderno in fatto di riservatezza dei dati, attento alla difesa del diritto alla privacy e alla tutela delle informazioni.
Riuscendo così ad arginare gli abusi anche in questo settore.

Gestire la sicurezza in 5 mosse

Il mercato offre diverse soluzioni e contromisure utili per proteggere i dati aziendali da possibili attacchi e minacce.
Tra le più popolari, per esempio, ci sono i firewall, strumenti hardware e software il cui scopo è proteggere un segmento della rete dal traffico potenzialmente dannoso proveniente dalla rete esterna, come Internet.

Anche l’Intrusion Detection System (IDS) può rivelarsi molto efficace, rilevando eventuali manipolazioni a un determinato sistema o rete, tra cui tentativi di sniffing o attacchi DoS (Denial of Service).

Oltre a queste soluzioni, però, ci sono anche degli accorgimenti e delle strategie che è bene adottare per garantire un alto livello di sicurezza dei dati.
In particolare ci sono cinque step che possono aiutare a gestire la sicurezza aziendale:

  1. Crittografia: la criptazione dei dati e delle informazioni con l’obiettivo di renderli accessibili solo a chi è autorizzato. Si serve di chiavi di codifica e decodifica che funzionano grazie a degli algoritmi matematici rendendo sicure le comunicazioni.
  2. Mascheramento dei dati: si offuscano i dati sensibili sostituendoli con altri dati o con stringhe di caratteri, impedendo così l’identificazione della persona fisica.
  3. Cancellazione dei dati: eliminazione dei dati personali se non sono più necessari, se viene revocato il consenso, se si verificano degli illeciti o per rispettare direttive terze.
  4. Gestione degli accessi: controllo delle autorizzazioni e delle identità.
  5. Resilienza dei dati: capacità dei dati di rimanere a disposizione delle applicazioni e degli utenti nonostante si verifichino malfunzionamenti del sistema o altri imprevisti.

In più è sempre più frequente scegliere di affidarsi anche a soluzioni di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning, che rilevano e bloccano le minacce esterne sconosciute e quelle interne alle aziende stesse.

Sicurezza dei dati, le migliori best practice

Per garantire il meglio per i propri dati e assicurarsi di disporre di una buona strategia di sicurezza, bisogna contare su mezzi concreti, strumenti, dispositivi, e soprattutto azioni routinarie.

La prima cosa da ricordare è che l’analisi e la valutazione dei rischi vanno eseguite periodicamente con tempistiche stabilite e mai lasciate al caso.
In seguito è utile installare software di protezione affidabili con cui eseguire scansioni regolari, investendo in particolar modo su software antivirus e antimalware: il CLUSIT, infatti, avverte che gli attacchi hacker più diffusi in Italia sono riconducibili proprio ai malware, con una percentuale del 44%.

Bisogna poi programmare la formazione dei dipendenti, affinché il personale sia consapevole dell’importanza della salvaguardia di tutto il processo relativo al trattamento dei dati personali.
Il GDPR è molto chiaro su questo punto e le statistiche ci dicono che i problemi di sicurezza IT più comuni – e dannosi – sono dovuti proprio a errori umani da parte dei dipendenti.
Qualche esempio? La perdita della chiavetta USB o il furto del portatile contenente informazioni sensibili relative all’attività aziendale.

Sempre riguardo al personale, poi, è bene stilare un elenco di coloro che hanno accesso ai dati sensibili e ridurre al minimo i privilegi, concedendo le credenziali di accesso solo ai dati di cui ogni risorsa ha davvero bisogno per la propria attività lavorativa.

Infine si consiglia di eseguire un regolare backup dei dati più sensibili: una pratica spesso trascurata, ma che, nella sua elementarità, risulta essere sempre efficace all’interno di ogni politica di sicurezza aziendale.

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